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Diritto Societario

IL DL “CURA ITALIA”: LE ASSEMBLEE SOCIETARIE E L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO

L’art. 106 del D.L. “Cura Italia” nr. 18/2020 ha fissato in 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio il termine per la convocazione delle assemblee delle s.p.a. ed s.r.l. per l’approvazione del bilancio (in luogo dei 120 giorni di legge).
L’avviso di convocazione delle assemblee, da tenersi entro il 31 luglio 2020, potrà prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l'espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza, e l'intervento all'assemblea mediante mezzi di telecomunicazione (norma applicabile anche alle società cooperative).
E’ altresì possibile prevedere che l'assemblea si svolga mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l'identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l'esercizio del diritto di voto.
Per le s.r.l. sono estese, oltre i limiti statutari, le possibilità dell’espressione del voto per consultazione o consenso espressi per iscritto.
Data l’assoluta novità e peculiarità della norma, i professionisti dello studio sono a disposizione degli amministratori e dei soci, sia con riferimento alla scelta dello strumento attraverso il quale garantire l’esercizio del voto (per corrispondenza o in via telematica), sia con riferimento alle modalità di redazione dell’avviso di convocazione e degli allegati, sia con riferimento alle modalità di redazione del verbale di assemblea.

L’ASSUNZIONE DELLA DELIBERA PER CONSENSO SCRITTO NELLE S.R.L.

Le recenti disposizioni introdotte dal Decreto nr. 18/2020 ci portano a richiamare la previsione normativa dell’art. 2479, comma terzo, del Codice Civile: “L'atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto".
In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare con chiarezza "l'argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa”.
Sul punto, appare opportuno precisare che copia del documento scritto sul quale si forma il consenso deve essere trasmesso a tutti i soci mediante mezzi che consentano la certezza di recapito.
Nel documento inviato dagli amministratori deve essere lasciato spazio ai soci per esprimere il voto o l’astensione, nonché per fornire motivazioni in ordine alla decisione assunta.
Gli organi amministrativi devono altresì indicare il termine concesso ai soci per far pervenire la loro decisione e le eventuali conseguenze della mancata trasmissione.
I protocolli delle singole Camere di Commercio prevedono le modalità di trasmissione al Registro Imprese delle decisioni assunte secondo tale metodo.
Data la delicatezza e complessità dell’argomento, consigliamo agli organi amministrativi che si trovano a far ricorso per la prima volta a tale forma di deliberazione, di ricorrere alla consulenza di uno studio professionale, onde avere assistenza dal punto di vista giuridico.

ATTESTAZIONI CAMERALI DI SUSSISTENZA CAUSE DI FORZA MAGGIORE PER IMPRESE CON ATTIVITA’ SOSPESA

L’entrata in vigore del D.L. 19/2020 ha determinato la sospensione di numerose attività produttive svolte sul territorio nazionale in considerazione dell’emergenza determinata dalla diffusione del COVID-19.
Tale provvedimento ha provocato numerose problematiche alle aziende titolari di rapporti commerciali con l’estero, esposte ad eventuali contestazioni di inadempimento.
Con comunicazione del 25 marzo 2020, indirizzata alle Camere di Commercio, il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto che, su richiesta dell'impresa interessata, le Camere di commercio possano rilasciare dichiarazioni in lingua inglese sullo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 esistente in Italia e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell'epidemia.
I professionisti dello studio sono a disposizione delle imprese per affrontare la problematica, anche nell’ottica di analizzare le possibili conseguenze di un contenzioso transnazionale nel merito ed in termini di giurisdizione e competenza.

IL VADEMECUM DI CONFINDUSTRIA SULLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE CONSENTITE

Si segnala che Confindustria ha pubblicato un interessante vademecum al fine di supportare le imprese nella corretta interpretazione del DPCM 22 marzo 2020.
Il vademecum è scaricabile al link sotto riportato, ed è utile, soprattutto, per orientare gli imprenditori nell’individuazione dei Codici Ateco delle attività ancora consentite, anche alla luce delle modifiche introdotte dal DPCM del 10 aprile 2020 .
I professionisti dello studio sono a completa disposizione delle aziende per la predisposizione delle comunicazioni ai prefetti per la continuazione dell’attività, nel caso in cui le imprese (i cui codici Ateco non sono compresi nel DPCM del 10 aprile 2020) svolgano attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere consentite o funzionali ad assicurare la continuità dei servizi di pubblica utilità e essenziali.

LA SOSPENSIONE DEI TERMINI PROCESSUALI. CONSEGUENZE IN TERMINI DI DIRITTO SOCIETARIO E CONCORSUALE

L’articolo 83, secondo comma, del D.L. “Cura Italia” nr. 18/2020, ha disposto la sospensione, tra il 9 marzo 2020 ed il 15 aprile 2020 (salvo ulteriori proroghe), del decorso di tutti i termini per il compimento degli atti nei procedimenti civili e penali.
Il comma 8 del medesimo articolo ha altresì sospeso la decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza dei diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il deposito degli atti giudiziari il cui compimento è precluso.
Tale norma ha indubbie conseguenze anche in ambito societario: si pensi, ad esempio, alla sospensione dei termini per l’impugnativa delle delibere delle assemblee delle società di capitali. Una prima applicazione della norma sopraindicata è stata operata dal Tribunale di Milano che, con decreto del 19 marzo 2020, ha ritenuto di prorogare il termine per la presentazione di una proposta definitiva di concordato preventivo ex artt. 160/161 della Legge Fallimentare.
Lo studio è a disposizione dei clienti in caso di dubbi sull’applicabilità ai singoli casi della sospensione dei termini, anche alla luce delle ulteriori previsioni contenute nel D.L. 23/2020.

IL CONFINE TRA AFFITTO DI AZIENDA E LOCAZIONE COMMERCIALE: INTERVIENE LA CASSAZIONE

Tra le recenti pronunce della Suprema Corte, se ne distingue una che ha una particolare rilevanza, quanto meno per la materia trattata.
Con Sentenza del 17 febbraio 2020 la Corte, infatti, ha avuto modo di esprimersi sulla distinzione tra il contratto di locazione di immobile commerciale e l’affitto di azienda.
La Corte, nel caso specifico sottoposto al suo esame, ha ritenuto irrilevante la qualifica di “affitto di azienda” operata dalle parti in contratto, ritenendo come l’indagine del giudice (e quindi dell’interprete) debba soffermarsi sulla natura del bene concesso in godimento.
Laddove, come nel caso all’esame della Corte, il bene oggetto di godimento non possieda il requisito della “preesistente organizzazione operata dal cedente”, la qualifica non potrà essere altro che quella della locazione commerciale, con tutte le conseguenze di legge.