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Diritto Civile

COVID-19: ESONERO DEL DEBITORE DA RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE

Il Decreto “Cura Italia”, all’art. 91, stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento, adottate a causa della diffusione da Covid-19, può essere considerato come causa di forza maggiore, in caso di ritardo o inadempimento contrattuale. Trattasi, quindi, di una particolare tipologia di causa di forza maggiore, astrattamente idonea a giustificare l’inerzia o il ritardo del debitore. La norma non sembra voler attribuire ai debitori una moratoria, a discapito degli interessi dei creditori, posto che non la prevede espressamente, ma impone al giudice solo di tenere in considerazione l’osservanza delle disposizioni emergenziali ai fini di valutare la sussistenza della responsabilità contrattuale. E’, quindi, affidata al Giudice la valutazione, caso per caso, del fatto che, dal rispetto delle dette misure, dipenda l’impossibilità di adempiere alla prestazione o il ritardo nella stessa e, dunque, l’esclusione di responsabilità in capo al debitore. Tale disciplina sembra confermare quanto già ricavabile dalle regole generali di diritto comune, rievocando diverse disposizioni del codice civile. Corre il pensiero all’art. 1256 c.c. “Impossibilità definitiva ed impossibilità temporanea”, che recita: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell'oggetto il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla” e all’art. 1467 c.c. “Nei contratti ad esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’art. 1458. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto. La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto”. Ne consegue che il debitore potrà usufruire di notevoli tutele giudiziarie. L’inciso finale della norma secondo cui la valutazione deve essere effettuata “anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti” fa presupporre che laddove il debitore non sia ritenuto responsabile dell’inadempimento egli sarà esonerato da tutte le conseguenze, ivi incluse penali o decadenze, che da esso derivi.

NULLITA’ FIDEIUSSIONI IN VIOLAZIONE DELLA NORMATIVA ANTICONCORRENZIALE

Costituisce prassi, in occasione del finanziamento a società di capitali, la richiesta di fideiussioni a persone fisiche, a garanzia del debito.
La Banca d’Italia ha ritenuto che costituisca violazione dell’art. 2 L. nr, 287/1990, la presenza nel “modello tipo” predisposto dall’ABI delle clausole di cui agli articoli 2, “reviviscenza”, 6,”rinuncia ai termini art. 1957 cc”, ed 8, c.d.”sopravvivenza della garanzia”.
Posto che tali clausole continuano ad essere presenti anche in contratti-tipo delle banche successivi al 2005,
si è sviluppata una vasta giurisprudenza che, in alcuni casi, ha accertato la nullità, parziale o totale, dei contratti di fideiussione.
Si segnala, per esempio, Corte di Appello di Milano, 22 gennaio 2020, la quale ha accertato la nullità parziale di un contratto, nonché Cassazione Civile, Sentenza 29810/2017, che, insieme ad altre pronunce di merito, si è espressa per una nullità totale della fideiussione, con liberazione del debitore.
In caso di azioni da parte degli istituti di credito, è opportuno che i fideiussori si rivolgano ad un professionista, onde esaminare le pattuizioni del contratto sottoscritto.
I professionisti dello studio sono a disposizione per fornire assistenza su quest’argomento di importante rilevanza economica

LA CONDOTTA ANOMALA DEL PEDONE LO RENDE RESPONSABILE DEL SINISTRO

L’articolo 2054, comma 1, del Codice Civile prevede una presunzione di responsabilità in capo al conducente del veicolo per i danni provocati a persone o cose in conseguenza della circolazione, salvo il caso in cui lo stesso non provi di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
La frequenza con la quale accadono incidenti stradali che vedono coinvolti veicoli e pedoni ha costretto più volte i giudici di merito e di legittimità ad applicare la predetta norma, nonché ad individuare i confini di responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro. Non sempre la norma sopracitata assolve il pedone dalla responsabilità civile.
Con la recente Sentenza nr. 25027 dell’8 ottobre 2019 la Cassazione Civile ha escluso ogni profilo di responsabilità in capo al conducente del veicolo che ha investito un pedone che attraversava, in un orario notturno, una strada a scorrimento veloce, caratterizzata dalla presenza di uno spartitraffico al centro della carreggiata. In passato la Cassazione aveva ravvisato un concorso di responsabilità in caso di improvvisa ed imprevedibile comparsa di un pedone sulle strisce pedonali, in occasione del transito di un veicolo che rispettava i limiti di velocità.
Dati anche i rilevanti profili risarcitori ed assicurativi coinvolti, si consiglia l’assistenza di un professionista nel malaugurato caso di sinistro.

QUANDO NASCE IL DIRITTO DELLA PROVVIGIONE PER IL MEDIATORE?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione Civile (nr. 7781 del 10 aprile 2020) affronta una problematica di particolare interesse, ovvero il diritto del mediatore ad ottenere il pagamento della provvigione in caso di compravendita immobiliare. In particolare, la Corte, partendo dal noto principio giuridico in forza del quale il diritto del mediatore sorge alla conclusione dell’affare (1755 c.c.), si è espressa in una vicenda notevolmente diffusa nella prassi commerciale, ovvero l’accettazione di una proposta di acquisto nella quale le parti pattuiscono la sottoscrizione di un successivo contratto preliminare di vendita (c.d. preliminare di preliminare).
La Corte, in aderenza ad un orientamento di recente consolidatosi (Cassazione Civile, Sentenza 30083/19) ha ritenuto che l’affare non possa dirsi concluso con l’accettazione della proposta di acquisto, allorquando quest’ultima rappresenti un mero accordo preparatorio, destinato a regolamentare la successiva formazione del contratto preliminare. Tale accordo preparatorio, in quanto tale, è insuscettibile di esecuzione specifica ai sensi dell’art. 2932 c.c.
In caso di contenzioso, è opportuna l’assistenza di un professionista, onde effettuare un’approfondita analisi della documentazione sottoscritta.

RESPONSABILITA’ MEDICA E RISARCIMENTO: LE NUOVE LINEE GUIDA DELLA CASSAZIONE

In data 11 novembre 2019 la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha depositato dieci sentenze (dalla n. 28985 alla n. 28994, le cd. “sentenze di San Martino”) in materia di responsabilità civile in ambito medico sanitario. Le pronunce interessano temi centrali del sistema della responsabilità sanitaria, come il consenso informato, la rivalsa o regresso della struttura verso il medico, il principio distributivo dell'onere probatorio nella responsabilità contrattuale sanitaria, i limiti alla applicazione retroattiva delle leggi “Balduzzi” e “Gelli-Bianco”, l'accertamento e la liquidazione del danno differenziale da aggravamento della patologia preesistente ed, infine, il danno da cd “perdita di chance”. Per un miglior approfondimento si rimanda all’allegato. I professioni dello studio sono a disposizione per l’esame e l’assistenza nei casi di danni derivati da responsabilità medica, per meglio individuare gli strumenti più idonei ai fini della eventuale tutela risarcitoria.